Francesco Maria Piave
-- Secolo XIX --
ico image Ritratto di F.M.Piave





frontesp. pieghevole lapide commemorativa

Un poeta muranese: Francesco Maria Piave

cover image Francesco Maria Piave, nato a Murano nel 1810 e morto a Milano nel 1876, fu uno dei più prolifici librettisti d'opera dell'800. Collaborò con vari musicisti, come Mercadante e Pacini, ma soprattutto con Giuseppe Verdi. La famiglia Piave (con la variante "De Piave") era presente a Murano almeno fino agli inizi del XX secolo e risulta inserita anche nell'Albo d'Oro delle famiglie muranesi, compilato nel 1605 (nella variante "De Piave", che forse ne sottolinea la provenienza geografica). Il nostro era figlio di Giuseppe, proprietario di una fabbrica di vetri, e di Elisabetta Casarini; il padre godeva di una notevole considerazione nell'isola, anche come uomo di cultura1 e, dal 1808 al 1816 venne chiamato a ricoprire l'incarico di Podestà del Comune di Murano, facente allora parte del Regno d'Italia governato dal viceré Eugenio di Beauharnais per conto dell'Imperatore Napoleone Bonaparte.
Francesco Maria venne avviato agli studi ecclesiastici nel Seminario Patriarcale, studi che abbandonò nel 1827 per seguire il padre trasferitosi a Pesaro. Qui proseguì gli studi classici e letterari e, agli inizi degli anni '30, si portò a Roma dove risulta affiliato all'Accademia Tiberina, della quale facevano parte anche i poeti Gioacchino Belli e Jacopo Ferretti. Cominciò, quindi, a frequentare gli ambienti più illustri della cultura italiana e divento anche socio dell'Arcadia, prestigiosa accademia letteraria. Nel 1837, alla morte del padre decise di tornare in patria, dove trovò lavoro come revisore-correttore presso il tipografo Giuseppe Antonelli di Venezia e nella sua bottega ebbe modo di tradurre varie opere dal francese. Quando, nell'ottobre del 1838, l'Imperatore Ferdinando I d'Austria venne a Venezia e visitò proprio la Tipografia Antonelli, fu Francesco Maria Piave a recitare in onore dell'illustre ospite un sonetto di sua composizione. Due anni dopo cominciò a collaborare con la Gazzetta Privilegiata di Venezia per la quale scrisse vari articoli di critica d'arte. Continuò però a mantenere i contatti epistolari con l'ambiente letterario romano e in particolare con Ferretti.

cover image Ed è proprio in una lettera all'amico che nel 1841 annuncia: «sto cavando un libretto buffo dalla Bottega del caffè di Goldoni». È la nascita della sua attività di librettista! Il libretto era destinato al compositore "dilettante" Samuel Levi e rimase inedito e mai rappresentato. Ma già un anno dopo è coautore con tal Perruzzini del "Duca d'Alba", musicato da Giovanni Pacini e portato in scena al teatro la Fenice di Venezia. Passa solo un altro anno e al muranese viene affidata la stesura di un libretto addirittura per Giuseppe Verdi! Dopo varie vicissitudini, la prima collaborazione col grande compositore di Busseto si concluse con "Ernani, azione lirica in quattro parti", tratto da un dramma di Victor Hugo; il libretto fu scritto in meno di due mesi e rappresentato, poi, al Teatro la Fenice il 9 marzo 1844. Fu l'inizio di una fortunata collaborazione, che portò alla definizione di "librettista di Verdi", con la quale è normalmente citato il poeta muranese. A questa prima opera seguiranno, poi: "I due Foscari" (1844), "Macbeth" (1847), "Il corsaro" (1848), "Stiffelio" (1850), "Rigoletto" (1851), "La traviata" (1853), "Simon Boccanegra" (1857), "Aroldo" (1857), "La forza del destino" (1862). Ma il Piave non si limito al genere drammatico prediletto da Verdi e scrisse altri libretti d'opera per altri compositori, a volte a carattere comico, il più celebre dei quali è "Crispino e la comare"2, musicato dai fratelli Luigi e Federico Ricci nel 1850. L'opera, di genere «fantastico-giocoso» è stata molto celebre e rappresentata spesso sia in Italia che all'estero, per tutta la seconda metà del XIX secolo. Fu eseguita persino a Londra (1857 al St's James Theatre), a Calcutta e a Melbourne. In Italia, nel 1938, ne fu anche tratto un film per la regia di Vincenzo Sorelli. Altri temi drammatici lo portarono a creare libretti per compositori meno affermati come Giovanni Pacini e Saverio Mercadante. Negli anni di più intensa attività, Piave arrivò a scrivere un libretto ogni due-tre mesi: in totale circa 70 libretti in 25! Durante il biennio rivoluzionario 1848-49 Piave fu impegnato nella Repubblica di San Marco, come sorvegliante delle caserme e sottotenente della Guardia civica.

cover image Nel 1854 Francesco Maria Piave, insoddisfatto del rapporto col Tearo La Fenice (a quel tempo il librettista curava anche l'allestimento teatrale), si rivolse a Verdi affinché lo aiutasse a trasferirsi al Teatro alla Scala. Il musicista gli rispose che l'ambiente di Milano era ben più difficile: «… so che la fatica è infinitamente più grande che non a Venezia, potresti resistere a stare per dieci mesi dell’anno inchiodato sul palco scenico avendo da fare con tutte le teste di c… che lo riempiono?»3. Così il nostro rimase ancora a Venezia per alcuni anni e nel gennaio 1855, nella parrocchia di S. Stefano, sposò la cantante Elisa (Elisabetta) Gasparini, dalla quale ebbe una figlia, Adelina, anch’essa cantante. Solo nel 1859 Piave riuscì a lasciare la Fenice, profittando del fatto che fosse chiusa per la guerra. Allora si raccomandò ancora a Verdi per trovare lavoro a Milano, quindi, lasciata Venezia, rimasta austriaca, si trasferì con la famiglia nel capoluogo lombardo e, con l’appoggio del musicista e della patriota e mecenate Clara Maffei presso il governatore Massimo d’Azeglio, nel 1860 ottenne un contratto con la Scala. Fu assunto in una nuova figura professionale che gli attribuiva le competenze del poeta e del direttore di scena per uno stipendio, però, piuttosto contenuto. Così, nel 1865 cercò di ottenere una cattedra al conservatorio milanese, quella di "letteratura drammatica e declamazione". Giuseppe Verdi lo sconsigliò, facendogli capire che non era facile riuscirci (e che lui non era in grado di aiutarlo), ma Piave tentò lo stesso e la sua domanda venne respinta. Fra la delusione e i carichi di lavoro alla Scala la sua salute si indebolì e nel 1867 un ictus cerebrale lo privò dell'uso della parola e della capacità di movimento. La famiglia Piave cadde in disgrazia e furono i suoi amici e conoscenti del mondo artistico ad aiutarlo: l'editore Ricordi pubblicò un Album per canto cui parteciparono molti musicisti per i quali aveva scritto dei Libretti il ricavato della cui vendita andò a sostegno dello sfortunato poeta melodrammatico e dei suoi familiari. Francesco Maria Piave visse ancora nove anni pressoché in stato vegetativo e furono sempre gli amici, in primis Giuseppe Verdi, ad aiutare la famiglia. Il poeta morì il 5 marzo 1876 e Giuseppe Verdi si accollò tutte le spese per il funerale e la sepoltura nel Cimitero monumentale di Milano.

cover image Il melodramma era molto popolare nel XIX e nella prima fase del XX secolo, per cui i successi di Francesco Maria Piave, il "librettista di Verdi", erano ben noti a Murano, anche se l'illustre concittadino mancava da molti anni. I muranesi lo ricordarono con l'intitolazione di un Teatro (in Bressagio) e poi, nel secondo dopoguerra, di un Cinema, che però è rimasto nella memoria soprattutto col nomignolo dato al proprietario. Nella topografia, il Piave è ricordato con la titolazione della fondamenta fronte laguna dove si trova il faro.
Nel 1910, nel centenario della nascita, si formò un comitato per celebrare la ricorrenza. Ne facevano parte come Presidenti Onorari il cav. Ferdinando Ferro, Sindaco del Comune di Murano e il comm. Giulio Ricordi, della celebre casa editrice musicale milanese. In settembre dello stesso anno, nell'ambito delle celebrazioni, al Teatro Sociale "Francesco Maria Piave" venne rappresentata l'opera "Crispino e la comare", interpretata dalla Società Corale muranese ed eseguita dall'orchestra "G. Verdi" di Venezia, diretta dal maestro concertatore Ovidio Nason, di Murano. Nel 2014 l'Associazione per lo Studio e lo Sviluppo della Cultura Muranese ha fatto sistemare sul muro della fondamenta omonima una lapide commemorativa dell'illustre concittadino.


Note:
1 - G.A.Quarti afferma che Giuseppe Piave era "...uomo di solida e vasta cultura al quale Murano deve molte delle sue biblioteche [...] di cui vari manoscritti passarono poi all'abate Zurla e all'abate Mauro Cappellari, entrambi amici di Giuseppe Piave, il primo divenuto cardinale, il secondo Pontefice col nome di Gregorio XVI". cfr. G.A.Quarti, Francesco Maria Piave poeta melodrammatico, sta in "Rivista italiana del dramma", Roma, 1939, pp 318-340.
2 - Secondo B. Cagli Crispino e la comare è forse il miglior libretto d'opera buffa scritto in Italia tra il Don Pasquale e il Falstaff, cfr. B. Cagli, «… questo povero poeta esordiente». P. a Roma. Un carteggio con Ferretti, la genesi di “Ernani”, in Ernani ieri e oggi, Parma 1987, pp. 1-18.
3 - E. Baker, Lettere di Giuseppe Verdi a F. M. P. 1843-1865, in Studi verdiani, IV (1986-87), pp. 136-166.

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