-- Secoli XVI e XVIII--
ico image a - San Giacomo in una mappa del XVIII sec.






ico image b - San Giacomo in un'incisione del XVIII sec.






ico image c - la Burghley House






ico image d - Il Barber Institute of Fine Arts di Birmingham

I capolavori del Veronese nella chiesa di San Giacomo

cover image Carlo Ridolfi (Lonigo 1594 - Venezia 1658), descrivendo le opere che Paolo Caliari detto il Veronese (1528 - 1588) realizzò per le chiese di Murano, comincia con San Giacomo e così afferma:
«Fece Veronese nella chiesa di san Jacopo di Murano di nuovo nell'altar maggiore il Salvatore, la moglie di Zebedeo con i due fratelli Jacopo e Giovanni, per i quali chiede la destra e la sinistra nel regno de' Cieli, a cui Cristo rispose, che pria conviene bere il calice de' travagli. In altro è la Vergine che saluta la cognata Elisabetta salito un pergolato. Nel terzo il Redentore vittorioso risuscita dal monumento cinto da schiera d'Angioli festeggiane, avendo debellato Satanasso, e ritolta la preda de' Santi Padri all'Inferno: e nell'organo fece gli sponsali di santa Catterina martire, ed i Santi Jacopo ed Agostino»1.
Veronese, dunque, ha dipinto per questa chiesa sei quadri, i primi tre per la zona dell'altar maggiore e gli altri tre per l'organo. Il primo quadro nominato è quello dell'altare, i due seguenti (la "visitazione" e la "resurrezione") dovrebbero essere quelli che lo accompagnavano ai lati, costituendo una sorta di gruppo che qualcuno definisce, anche se impropriamente, un "trittico"2. Ma dov'era questa chiesa di San Giacomo? Annessa all'omonimo monastero, era situata all'estremità sud dell'isola più orientale di Murano, all'ingresso del Canal Grande di Murano (vedi fig. a e b nel colonnino) e compare in numerose carte antiche. Le memorie storiche dicono che in origine il monastero era stato sede di "regolari agostiniani"3 che vi rimasero fino all'inizio del XIV secolo quando fu abbandonato per mancanza di confratelli e venne ripopolato su iniziativa del vescovo di Torcello (da cui, ricordiamo, dipendeva l'intera isola) che vi insediò come priora una certa monaca Gaudenzia, proveniente dal monastero di S. Maria degli Angeli. Gaudenzia riuscì a raccogliere un certo numero di consorelle e a dar nuovamente vita alla comunità religiosa costituita,, stavolta, da monache agostiniane. La comunità doveva essere prospera nei secoli XVI e XVII, visto che ebbe la possibilità di abbellire l'edificio religioso con opere di pittori che allora erano al culmine della loro carriera (oltre ai lavori del Veronese erano presenti anche quadri di Palma il Giovane e Pietro Negri ad es.)4. Possedeva, inoltre, anche numerose reliquie, come testimonia il Corner5.

cover image Nel '700, però, la comunità decadde, tanto che le monache si ritrovarono in difficoltà economiche e in numero assai ridotto, cosicchè vennero sistemate nel monastero di S. Maria degli Angeli e il complesso di San Giacomo venne abbandonato. Questo avveniva poco prima della fine della Repubblica, ma qualche lustro addietro la priora, proprio per le citate difficoltà, dovette privarsi delle splendide opere pittoriche che furono acquistate dal console inglese, per 1300 ducati a sentire Vincenzo Zanetti6. Chiesa e monastero, abbandonati, vennero rasi al suolo all'inizio del XIX secolo, tanto che nella mappa del Catasto Napoleonico del 1809 non compaiono già più e nella loro area si vede solo una picola costruzione classificata come "casa". Rimane, però, l'indicazione topografica "fondamenta di San Giacomo", come rimarrà nella memoria popolare per molto tempo: fin oltre la metà del XX secolo, infatti, il vecchio toponimo di San Giacomo ricorrerà spesso nelle indicazioni stradali, soprattutto per le vecchie generazioni. Ad esempio, la denominazione "Murano Navagero" per la fermata ACTV è entrata tardi nella memoria collettiva e capitava spesso di sentir dire "Ciapèmo el batèlo a San Giacomo". Certo che, almeno a guardare un'incisione settecentesca intitolata "prospectus Muriani qua ad Orientem vergit" (fig. b), chi si avvicinava da sud all'ingresso del Canal Grande di Murano non poteva non rimanere colpito da questo complesso monasteriale, col suo bel muro che racchiudeva la chiesa, il giardino e gli edifici.
E i capolavori pittorici? Il console inglese si era premurato di farli sostituire con delle copie nelle loro collocazioni originali e aveva inviato gli originali in Inghilterra. Abbiamo cercato di seguire soprattutto le tracce dei tre quadri più importanti del Veronese, quelli dell'area dell'altare maggiore, con questi risultati: il gruppo è stato separato e si trova attualmente in tre località diverse. La grande tela centrale del "Rimprovero ai figli di Zebedeo" è ospitato nella Burghley House, splendida galleria d'arte del sedicesimo secolo vicino alla città di Stamford, mentre la "Visitazione ad Elisabetta" si trova presso il Barber Institute of Fine Arts dell'Università di Birmingham e la "Resurrezione di Cristo", infine, si trova a Londra, nel Chelsea and Westminster Hospital (sic!), in una saletta riservata alla preghiera.

cover image Da quanto si può intuire anche dalle descrizioni del Ridolfi e del Boschini il primo quadro che si incontrava a San Giacomo, alla sinistra della pala d'altare era la "Visitazione ad Elisabetta" che, come si può vedere (fig. 2), è un'opera molto particolare, dove l'evento evangelico è inserito in un contesto tutto veneziano, con sullo sfondo un bel palazzo con parco alberato, chiuso da un elegante muro. Maria raggiunge la cugina salendo una scaletta che ha tutte le sembianze di un agile ponte veneziano, anche se sotto a questo non sembra correre un canale, visto che si intravede il muro del parco e un gruppo di persone che, dal basso, seguono l'evento. Il Ridolfi dice che la Vergine saluta Elisabetta "salito un pergolato". A quale pergolato si riferisca non è ben chiaro, a meno che la tela non risulti "mutila" di qualche parte, cosa che però non sembra molto verosimile dato che la misura in larghezza della suddetta (cm 156) è la stessa dell'altra di destra (la resurrezione), con cui faceva evidentemente pendant. I colori sono veramente belli, tipici dell'arte di Paolo Caliari nella piena maturità. Da notare la posizione e le movenze accennate delle due protagoniste, molto eleganti e composte nello stesso tempo.
La pala d'altare (fig. 3), molto complessa, alta cm 396 per 201, rappresenta, nella parte inferiore, Cristo che rammenta ai figli di Zebedeo, Giacomo il maggiore e Giovanni, per i quali la madre Salomè aveva chiesto di farli sedere alla sua destra e alla sua sinistra nel Regno, che «bisogna prima bere il calice dei travagli». Oltre a questi personaggi si vedono altri tre apostoli. Sullo sfondo, a sinistra un monte e a destra un elegante palazzo reso prospetticamente. La metà superiore del dipinto, introduce con una nuvola il Cielo e presenta due angeli che reggono un calice con l'ostia consacrata e un velo a proteggerla e, al culmine della scena (dal bordo arrotondato), troviamo Dio Padre con le mani aperte che compare dietro e al di sopra di due angeli e un piccolo stuolo di cherubini. La composizione scenica è ammirevole: la figura di Cristo, a sinistra, più alta e luminosa degli altri personaggi, alza la mano con l'indice in posizione ammonitoria che allo stesso tempo porta l'occhio dell'osservatore a spostarsi verso l'alto dove troviamo due livelli con due "centri": il calice con l'ostia e, al di sopra, Dio Padre. L'opera è ospitata all'interno di una magnifica residenza, un autentico "manor" elegantissimo che, oltre ad opere d'arte di vario genere (scultura, tessuti, ceramiche, ecc.) contiene una pinacoteca ricca di quadri europei e soprattutto italiani dal rinascimento al settecento.

cover image Il quadro che con ogni probabilità era situato alla destra della pala, la "Resurrezione di Cristo", ha pressoché identiche misure di quello di sinistra ma presenta una più accentuata dinamicità: il Cristo si eleva uscendo da una tomba a sarcofago (come in molte tradizioni iconografiche) e occupa, con un'aura luminosa che mette in risalto il colore della veste, la metà superiore del dipinto. In basso abbiamo un gruppo di quattro soldati, sorpresi e semiaddormentati. Con una linea di taglio leggermente diagonale (per non appesantire la scena con una simmetria troppo banale) due angeli scoperchiano la tomba. L'insieme delle figure angeli-soldati forma una sorta di U inclinata verso sinistra, creando un vuoto centrale che conduce l'occhio alla figura del Redentore. Sullo sfondo si intravedono degli alberi a destra e due colonne, una sicuramente corinzia, a sinistra. Rispetto alle altre due tele questa è più scura, probabilmente per l'ambientazione notturna dell'evento.
Quanto alla datazione, non sembra ci siano indicazioni precise. La Fondazione Federico Zeri nella scheda relativa del pannello centrale fissa come estremi cronologici l'intervallo 1580-1588 (quest'ultimo anno di morte del pittore)7. La Resurrezione viene indicata, nella scheda dell'ArtUK (https://artuk.org/) attorno al 1580, mentre il Barber Institut of Fine Arts parla, per la Visitazione, del 1577.
Ad ogni modo, le tre opere presentano una sicuramente una certa unità d'intento, almeno per la decorazione dell'area dell'altar maggiore, e abbiamo provato ad avvicinarle come a costituire una sorta di "trittico". Il risultato dà l'idea della magnificenza di queste opere e ci fa immaginare quanto potessero contribuire, in termini di bellezza, alla spiritualità della Chiesa di San Giacomo Maggiore di Murano.

Questo risultato è visibile Q U I

Adesso non è più possibile ammirare questi tre capolavori vicini, come lo erano in San Giacomo, ma chi volesse vederli singolarmente, li trova a questi indirizzi:
- Burghley House, Stamford, Lincolnshire PE9 3JY (https://www.burghley.co.uk) per il "rimprovero di Cristo ai figli di Zebedeo"
- The Barber Institute of Fine Arts, University of Birmingham, Edgbaston, Birmingham, B15 2TS (http://barber.org.uk) per la "visitazione"
- Chelsea and Westminster Hospital - 369 Fulham Road - London (http://www.chelwest.nhs.uk) per la "resurrezione di Cristo"


Note:
1 - CARLO RIDOLFI, Le maraviglie dell'Arte ovvero le vite degli illustri pittori veneti e dello Stato, Venezia 1646, ried. Padova 1887, vol. II pag. 51
2 - Così vien detto nel sito della Burghley House, che possiede la pala d'altare "Cristo rimprovera i figli di Zebedeo" (assieme ad altre tele dello stesso Veronese) fra le quali quelle dell'organo di S. Giacomo.
https://www.burghley.co.uk/collections/?s=Veronese
3 - vedi a.e. F. CORNER, Memorie storiche delle chiese e monasteri di Venezia, e di Torcello, Padova, 1758 pag. 646
4 - M. BOSCHINI, Le meniere della pittura, Venezia, 1664, pagg. 541-542
5 - F. CORNER, Memorie storiche... cit., Padova, 1758 pag. 647
6 - V. ZANETTI, Guida di Murano e delle sue celebri fornaci, Venezia, 1866, pag. 162
7 - vedi http://catalogo.fondazionezeri.unibo.it

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