Il mosaico di San Cipriano
-- Secolo XIX --
ico image part. centr. del catino absidale





abside lato destro





abside lato sinistro

Il mosaico absidale di San Cipriano

cover image "Se io oggi al curioso, allo straniero, all'amatore dell'arti belle volessi additare un qualche avanzo, una pietra, una croce per dirgli qui sorgeva l'antica ed illustre abbazia di San Cipriano, ed il famoso seminario perdurato fino all'anno 1817, e poi trasferito in Venezia, non potrei farlo, perché non rimane di tanti capi d'arte e delle più belle memorie colà esistenti, che una vasta e nuda ortaglia, essendosi in questi giorni delle vaste e colossali fabbriche scavate perfino le fondazioni". 1
Con queste parole, nel 1866 l'Abate Vincenzo Zanetti lamentava tristemente la scomparsa totale di uno dei più bei monumenti della Murano precedente la caduta della Serenissima. Il monastero di San Cipriano era stato trasportato nell'isola da Malamocco nel 1108 a seguito di una donazione dei Gradenigo e acquistò presto una notevole importanza per i numerosi beni acquistati nel padovano, nel rodigino, nel trevigiano e anche in Istria. Inoltre era titolare di possedimenti in laguna: valli (Cornio e Settemorti), fondamenti di saline (a Chioggia) e numerosi mulini a Murano 2. Nel XVI secolo il Cardinale Federico Corner vi portò il Seminario patriarcale, sotto la direzione dei padri somaschi. Al Seminario fu affiancato, poi, anche un collegio per i giovani patrizi, una scuola privata, dunque, che ben presto attirò giovani non solo da Venezia ma da tutta Italia. Anche Ugo Foscolo fu allievo di questa scuola. La chiesa annessa al monastero non era molto ampia, comunque a tre navate ed era stata restaurata dal patriarca Giovanni Francesco Morosini nel 1650.

cover image Questo restauro, però, aveva giustamente conservato l'abside interna della cappella maggiore, databile al 1109. Questa cappella absidale fu fatta decorre da Eufrosina Marcello, matrona appartenente ad una delle più antiche famiglie veneziane e vissuta attorno al 1200, alquanto devota e nel contempo amante delle belle arti, con un bellissimo mosaico 3. In esso è rappresentato il Cristo Pantocràtore (Χριστός Παντοκράτωρ) con la destra benedicente e nella sinistra il sacro volume sopra di lui la colomba (lo Spirito Santo); alla sua sinistra Giovanni Battista e San Cipriano, alla sua destra la Vergine Maria e San Pietro apostolo. Questo nella volta absidale, sull'arcone che la precede troviamo invece a sinistra l'arcangelo Raffaele, a destra l'arcangelo Michele, al centro l'agnello. Il mosaico è di ottima fattura, nonostante certe opinioni denigranti del passato 4, i volti sono ben espressivi e particolarmente curati risultano gli abiti e la resa dei panneggi. Ricco e ben dettagliato l'abbigliamento dei due arcangeli. Il CIDM, Centro Internazionale di Documentazione sul Mosaico, nella scheda dedicata alla Vergine orante conservata al Museo arcivescovile di Ravenna, dice espressamente: "La Vergine trova un notevole confronto con la figura della Vergine proveniente dalla chiesa di S. Cipriano a Murano..." 5. Lungo l'arco dell'abside vi è un'elegante scritta: "Domine, dilexi decorem domus tuae et locum habitationis gloriae tuae" un verso del Salmo 25 ("Signore, ho amato il decoro della tua casa e il luogo dove abita la tua gloria").
[per vedere meglio i particolari della decorazione musiva, ingrandire le immagini nel colonnino a sinistra]

cover image Parliamo di questo mosaico al presente perché... esiste ancora ed è possibile ammirarlo. Solo che non si trova più a Murano, ma in Germania, per la precisione a Potsdam, presso Berlino. L'abbazia di San Cipriano, infatti, era stata inclusa nel decreto governativo del Regno Italico (quello di Eugenio di Beauharnais) che, sull'onda dell'anticlericalismo della Francia postrivoluzionaria e napoleonica, riduceva il numero degli edifici ecclesistici. Il Seminario muranese con l'annessa scuola venne: chiuso nel 1817 e gli edifici di San Cipriano, ricchi di numerose opere d'arte, ormai abbandonati, subirono continue spoliazioni negli anni a seguire. Nel 1837, in un periodo di particolare crisi economica per l'isola di Murano, anche quel che restava della chiesa dell'abbazia doveva essere alienato e venduto, magari a "lotti". Il bellissimo mosaico rischiò addirittura di venir letteralmente fatto a pezzi e le sue tessere vendute come mero materiale musivo! Nessuno nell'isola era in grado di acquistarlo (o non ne aveva voglia). Per fortuna, qualcuno pensò bene che quella meraviglia, già ben nota, non dovesse essere assolutamente smantellata e l'acquistò, così com'era. Questo qualcuno, però, non era un mecenate locale, ma il Principe ereditario di Prussia, estimatore delle arti! Furono due artisti operanti in Venezia, Pietro Querena e Lodovico Priuli, a trovare il modo di "staccare" la decorazione musiva: la suddivisero in riquadri e li fecero togliere uno a uno, liberandoli della calce che li aveva tenuti attaccati alle pareti dell'abside e dell'arcone. Li ricomposero, poi, in un catino ligneo fatto costruire ad uopo. E, in questo modo, il mosaico di San Cipriano potè essere trasportato a Berlino, "a far ricca la Germania di questo vanto dell'Arte Veneta", com'ebbe a dire a quel tempo Francesco Zanotto nella Gazzetta Privilegiata6. Ad onore del Principe prussiano c'è da dire che, oltre ad aver salvato quest'opera d'arte dalla distruzione, trovò il modo di collocarla nel migliore dei modi: fece costruire una chiesa con un'abside delle stesse dimensioni di quella del tempio muranese, in modo da potervi sistemare a puntino il mosaico. Questa chiesa, che si chiama Chiesa della Pace (Friedenskirche), si trova nel Parco di Sanssouci a Potsdam ed è stata eretta su modello di basilica protocristiana fra il 1845 e il 1854. Il parco è gestito dalla Fondazione dei castelli e dei giardini prussiani Berlino-Brandeburgo, e attira molti visitatori, così come la chiesa col mosaico di San Cipriano.


Note:
1 - V. ZANETTI, Guida di Murano e delle sue celebri fornaci, Venezia, 1866, pag. 95
2 - L. LANFRANCHI - G.G. ZILLE, Il territorio del Ducato Veneziano dall'VIII al XII secolo, in Storia di Venezia vol. II, Venezia, 1958, pagg. 33-34
3 - E. CICOGNA, Della famiglia Marcello Patrizia Veneta, Venezia, 1841, pagg. 31-32
4 - Così afferma Francesco Zanotto nella Gazzetta Privilegiata del 13 aprile 1838, pag. 3
5 - http://www.mosaicocidm.it/Mosaico/Read_full.action;jsessionid=29C0614880725A70900F8EE214099617?cardNumber=266&leaves=0
6 - F. ZANOTTO, ibidem

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