-- Secolo XVIII --
ico image a - Il complesso dell'Ospizio dall'alto





ico image b - Il cortile interno all'ospizio con il pozzo





ico image c - La cornice e il timpano col rosone





ico image d - L'angelo a dx del timpano





ico image e - Particolare dell'altare col tabernacolo e statua della Madonna

L'Oratorio di S. Giuseppe e il suo Crocifisso ligneo

“In una pianura, detta il Bressaggio (Bersaglio)
nella già contrada di Santo Stefano,
passato il locale ch’era Chiesa di Santa Chiara,
ed ora fabbrica Marietti,
trovasi un Ospizio di povere donne
ed un piccolo elegante Oratorio.”
E. A. Cicogna

cover image Prima dello stravolgimento napoleonico d'inizio '800, Murano contava ben 17 chiese, fra conventuali e parrocchiali, e 1 oratorio. Dopo l'applicazione della politica delle soppressioni, continuata sotto il dominio austriaco, ne furono abbattute ben 14 e ne rimasero in piedi, con funzioni, di chiesa parrocchiale due, S. Maria e Donato e S. Pietro Martire (ex chiesa conventuale subentrata come parrocchiale al posto di S. Stefano, abbattuta) più S. Maria degli Angeli per la quale si riuscì ad evitare l'abbattimento. Restò in piedi, però, anche il piccolo Oratorio di San Giuseppe (fig. 1), annesso all'Ospizio che Giuseppe Briati (fig. a nel colonnino) aveva fatto erigere nel 1752 - 53, “sopra un pezzo di terra vacua nel sito chiamato la Sacca, il quale avealo comperato dalla Confraternita di S. Giovanni Battista de’ Battudi, cui dal Senato fino dal 1668 [...] era stato donato”1. Si trattava, dunque, di una costruzione della metà del XVIII secolo, praticamente sul finire della Serenissima, ed era destinata a raccogliere “dodici povere vedove dell’ età di anni cinquanta, cittadine ed abitanti in Murano”2. E' a pianta quadrata con cortile interno (fig. b nel colonnino). L'oratorio annesso era ad uso delle ospiti e un sacerdote era incaricato di celebrarvi la messa quotidiana. Un'autentica opera pia che fin dagli inizi, però, ebbe problemi a causa della cattiva amministrazione. Il Briati, infatti, aveva dotato l'istituto di una rendita di 150 ducati che sarebbero dovuti derivare da:
1. capitali nella pubblica Zecca;
2. capitali presso l’Ospedale degli Incurabili;
3. entrate di due palchetti nei teatri di S. Giovanni Crisostomo e di S. Samuele;
4. beni che il Briati possedeva in Friuli.
La copertura finanziaria per assicurare una vita più che dignitosa alle povere vedove, perciò, avrebbe dovuto essere garantita (ricordiamo che al tempo non esistevano “pensioni di reversibilità”!). Ma le cose andarono diversamente pressoché da subito: il capitale lasciato presso gli Incurabili andò presto perduto e nel 1782 “certi fratelli Gazabini”3, nipoti del Briati, vi si installarono dentro con la violenza e facendo il bello e il cattivo tempo, sino ad arrivare a scacciare le donne lì ospitate. Intervenne, allora, la Magistratura competente (Provveditori sopra gli Ospitali) che ripristinò un po' di ordine e nominò amministratore provvisorio un muranese, tale Marco Zini. Questi, però, contribuì all'ulteriore rovina dell'istituto, vendendo i beni di terraferma. Vennero poi a mancare, per questioni di eredità dello stesso, le rendite del palchetto nel teatro di S. Giovanni Crisostomo e alla fine alle vedove restò una rendita ben decurtata. Con la caduta della Repubblica alle povere vedove non restò più alcuna rendita4. Ma nel 1858, grazie alla munificenza di un altro imprenditore isolano, il cav Pietro Bigaglia, l'Ospizio riprese vita5. E' stato utilizzato fino a non molti anni or sono.

cover image E veniamo all'Oratorio: “breve gentile cappella in marmo” lo definisce Giannantonio Moschini nella sua Guida di Murano (1808) e come “piccolo elegante oratorio” lo cita Ermolao Paoletti nel Fiore di Venezia (1837). Inserito al centro della facciata dell'Ospizio che dà sul “Bressagio”, è un piccolo edificio marmoreo, destinato ad un'utenza ristretta. Sulla facciata, sopra la porta, una lapide in elegante cornice ricorda la sua dedicazione a San Giuseppe e il suo scopo di servire per le sacre funzioni a favore delle ospiti dell'annesso ospizio, le “egenis viduis”, le povere vedove; la data è: anno del Signore 1753. Ai lati della porta due grandi finestre con arco a tutto sesto.
Sopra il cornicione si scorge un timpano ad andamento curvilineo (come d'uso nel barocco) il quale porta al centro un bel rosone quadrilobato con fiore centrale (fig. c nel colonnino). Ai lati del timpano due angeli elegantemente scolpiti (fig. d nel colonnino) guardano alla sommità centrale da cui si erge una croce su basamento “roccioso”; questa, croce, però, di struttura metallica e filiforme, appare alquanto “misera” rispetto al resto della costruzione, forse si tratta di quanto rimane di un qualcosa di più consono (croce o scultura).
L'interno può risultare un po' angusto, ma rammentiamo lo scopo dell'edificio. L'elegante altare barocco (fig. e nel colonnino) domina la scena non appena si varca la soglia, occupando quasi tutta la larghezza, ma l'arredo che maggiormente colpisce l'occhio del visitatore è il pregevole crocifisso ligneo settecentesco. L'opera è di buona fattura, con dovizia di particolari anatomici che esaltano la drammaticità della crocifissione.
È un peccato che attualmente l'Oratorio sia chiuso e non si possa visitare.


Note:
1 - E. A. Cicogna, Delle inscrizioni veneziane, Venezia 1858, vol.VI, pag. 411
2 - ibidem
3 - ibidem; probabilmente si riferisce al cognome Gazzabin, tuttora presente a Murano.
4 - V. Zanetti, Guida di Murano e delle sue celebri fornaci, Venezia, 1866, pag. 60.
5 - ibidem

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