-- Secoli XVI - XX--
ico image a - il campo nella mappa del de'Barbari





ico image b -il campo nel Catasto napoleonico

Il "campazzo San Bernardo" diventa terreno edificabile

cover image Il campo San Bernardo geograficamente è ora il luogo centrale dell'isola, spazio per manifestazioni, anche politiche, e anche spettacoli (vi si sistemarono un circo nel 1958 e le giostre un anno più tardi), ma fino all'alba del XX secolo era un semplice terreno dismesso e incolto, che nei documenti del Comune di Murano risultava indicato col nome di "campazzo" e in qualche caso "prato". Fu bonificato all'inizio del '900 dallo stesso Comune che lo utilizzò per crearvi un quartiere di edilizia popolare. Ma perché era detto "campazzo"? In effetti si trattava di un'area sterrata che fino a metà dell'800 confinava con un canale il quale doveva avere un aspetto alquanto paludoso, se l'abate Vincenzo Zanetti nella sua "Guida di Murano" si rallegra che il Comune abbia «interrato il palude con acque stagnanti che guarda la terraferma raddoppiando l'antica area»1. Quello del carattere paludoso era un'eredità antica: come ha fatto rilevare S. Ramelli in "Murano medievale", la zona a nord del monastero di Santa Maria degli Angeli e quella immediatamente a est della stessa erano utilizzate come "saline" fin dal XII-XIII secolo ed è sicura la presenza di almeno un mulino2. Venuta meno la necessità di saline e mulini, queste aree un po' alla volta sono state bonificate e acquisite all'ambiente isolano. L'istituzione del monastero di San Bernardo, che darà nome a tutta la zona, risale al 1362 quando la "nobil Matrona Filippa da Leze", volle fondare una chiesa e un monastero per monache agostiniane a Murano. La chiesa fu ricostruita, poi, agli inizi del XVII secolo3. Se osserviamo la carta del De' Barbari (1500) vediamo che il campazzo era, in pratica, l'area che dalla calle di San Bernardo, oggi calle Dal Mistro, portava al complesso chiesa-monastero (fig a, nel colonnino; abbiamo evidenziato il campo in verde). Al tempo la superficie del campazzo era ancora abbastanza contenuta, ma tre secoli più tardi, nel 1809, la mappa del Catasto napoleonico4 ci presenta una situazione diversa: ampie zone a nord e a nord-ovest del monastero risultano interrate e il campazzo, indicato col numero di mappale 204, è ora decisamente più esteso verso ovest, avendo guadagnato terreno a spese dello specchio d'acqua (fig. b). La mappa del catasto è particolarmente interessante perché riporta ancora gli edifici religiosi, già oggetto delle soppressioni, ma che saranno abbattuti in seguito. Il complesso di san Bernardo seguirà questa sorte, lasciando un'ampia area vuota a nord-est del campazzo.

cover image Poi verranno gli interramente citati dallo Zanetti e, agli inizi del XX secolo, il Comune di Murano che si era posto il problema di costruire alloggi da affittare a prezzo popolare, "per gli operai", scelse come area edificabile proprio il campazzo. I primi progetti risalgono al 1905 e la prima costruzione viene collocata proprio nell'area dell'abbattuto complesso religioso5. Come si può vedere da fig. 2 si tratta di quell'edificio, tuttora esistente, con la pianta a forma di "[" e con un cortile interno chiuso da un basso muricciolo provvisto di due aperture. Questo cortile sarà popolarmente soprannominato "corte dei gati", per il gran numero di felini che vi si annidarono. Ma dopo questo primo intervento abitativo, il Comune decise di continuare con la politica delle case operaie e nel giro di alcuni anni vennero progettati ed edificati altri stabili, però... furono inseriti nell'area dell'ormai ex campazzo in modo da lasciare uno spazio aperto nel mezzo, creando quello che oggi è il Campo S. Bernardo. La situazione può essere riassunta nella figura 1, dove sono stati evidenziati in nero i vecchi confini dell'isola, in verde il campazzo e in azzurro le zone acquee; la mappa che fa da sfondo è quella recente realizzata del Comune di Venezia6. Un particolare colpisce chi va ad esaminare le carte dell'Archivio Municipale di Murano relative a quegli anni: l'idea di far costruire le case operaie a spese delle imprese edilizie, le quali, poi, per un certo numero di anni, potevano riscuotere gli affitti, sull'entità dei quali, però, l'ultima parola spettava al Consiglio Comunale. L'amministrazione pubblica, cioè, avrebbe fatto faceva da calmiere fra le esigenze di rientro del capitale degli imprenditori e il diritto dei lavoratori salariati muranesi ad avere un'abitazione decente.


Note:
1 - V. ZANETTI, "Guida di Murano e delle celebri sue fornaci vetrarie", Venezia 1866, pag. 116
2 - S. RAMELLI, "Murano medievale", Padova, 2000, pagg. 19-22 e Ricostruzione n° 1
3 - F. CORNER, "Delle Chiese e Monasteri di Venezia" , Padova, 1758, pagg. 651 - 653
4 - Archivio di Stato di Venezia, Comune censuario di Venezia, Censo Stabile, Mappe napoleoniche
5 - Archivio Municipale di Murano, busta 206, Edilizia, fasc.2 Case Operaie in Campo San Bernardo
6 - Comune di Venezia, Assessorato all'Urbanistica, Piano Regolatore Generale, Variante per l'isola di Murano, 1985

© MiaMurano 2018