Palazzo Trevisan
-- Secolo XVI --

Palazzo Trevisan: una paternità discussa

cover image Palazzo Trevisan, in fondamenta Navagero 34 a Murano, appare oggi come un imponente e triste edificio, sottoutilizzato come magazzino (!) ormai da molti anni. Eppure è un testimone dell'epoca di splendore dell'isola, quando i ricchi veneziani (nobili e non solo) l'avevano eletta a sede delle loro residenze "suburbane". Il palazzo in questione è, infatti, la residenza suburbana di tale Camillo Trevisan (1515 - 1564) che non era un patrizio ma un "cittadino", avvocato e lettore di Giurisprudenza presso l'Accademia della Fama, istituzione culturale e casa editrice veneziana. L'edificio muranese, che Camillo nel suo testamento chiamava semplicemente "Casa", fu completato nel 1557, su un suo terreno con quattro case ("ruinate" a quanto risulta dalla dichiarazione dei beni posseduti) che vennero evidentemente abbattute per far posto alla costruzione "fabricata per sua delicia", come ebbe a dire sua sorella Marietta in una lettera.1 E che fosse una dimora deliziosa è ben evidente, se un letterato e critico d'arte come Ludovico Dolce ebbe a definirla «bellissimo & amplissimo palazzo di Murano [...] fatto fabricare con sì bello ordine di Architettura, & adornato di tante egregie statue et pitture di mano di maestri eccellentissimi» e tale da poter «contendere con le antiche fabbriche de' Romani»2.

cover image Ca' Trevisan, infatti, era costituita da tre distinte costruzioni:
a) un palazzo dall'impianto tripartito, tutto sommato tradizionale;
b) una villa con la pianta ad U, dotata di una doppia loggia-galleria affacciata su un cortile;
c) una struttura posta fra il palazzo e la villa, che fa da collegamento fra i due ed è dotata di una curiosa sala trasversale a due absidi.
In pratica, si tratta di un edificio bifronte, con una facciata sul canale di San Donato di tipo urbano e tipicamente veneziano, e un insolito aspetto di "villa" sul retro, fronte laguna (figura 2 e b a fianco). Ma chi ha progettato una costruzione così particolare? Carlo Ridolfi, pittore e scrittore (Lonigo 1594 - Venezia 1658), nella sua opera più nota, "Le Maraviglie dell'arte" edito in Venezia nel 1648, lo attribuisce a monsignor Daniele Barbaro, umanista veneziano e patriarca di Aquileia, traduttore e commentatore del vitruviano "De Architectura". Ma, un secolo dopo, Francesco Muttoni e Giorgio Domenico Fossati, architetti vicentini, nella loro monumentale opera "Architettura di Andrea Palladio vicentino", edita in Venezia nel 1743, lo riferiscono, invece, proprio al grande Palladio! Ancora nel XIX secolo troviamo chi è disposto ad attribuirlo proprio al più illustre vicentino, come fa, ad esempio, l'abate Vincenzo Zanetti nella sua "Guida di Murano", edita in Venezia nel 1866. E allora?

cover image La critica novecentesca, e l'indagine di ulteriori fonti documentarie, hanno portato a prospettare una situazione molto più complessa di quanto si pensasse nei secoli precedenti, quando non si esitava ad attribuire la paternità del palazzo a questo o quell'altro autore. Francesco Prosperetti nel 1983 presenta l'ipotesi di due diverse fasi costruttive:
1) Una prima fase avrebbe riguardato il blocco sul canale di San Donato e la creazione del cortile e del giardino delimitati dalla loggia-galleria, decorata da fontane e da un arco trionfale che sovrastava l'apertura verso laguna (vedi figura c a fianco); in questo modo Ca' Trevisan avrebbe presentato caratteristiche simili a quelle delle celebri ville suburbane, in particolare quella di Marco Mantova Benavides a Padova.
2) Nella seconda fase sarebbero stati eretti la doppia loggia sul cortile e la costruzione di raccordo (a due absidi) col palazzo sul canale di San Donato.
Troviamo, così, partendo dall'ingresso in fondamenta e procedendo verso la laguna, la successione:
"atrio" (l'androne) - "tablino"3 (la sala a due absidi) - "peristilio" (i colonnati della doppia loggia). È lo schema classico della domus romana! Ed è la prima volta, dice il Prosperetti, che esso compare a Venezia! Questo richiamo alla classicità romana viene ulteriormente rafforzato dal fatto che nel 1556 esce nella stessa città l'opera di Vitruvio col commento di Daniele Barbaro e le illustrazioni del Palladio. Ora, continua il Prosperetti, non vi sono prove che il Barbaro abbia in qualche modo partecipato alla costruzione di Palazzo Trevisan, ma è probabile che i "modelli" ispiratori che cita il Ridolfi siano le incisioni che illustrano il testo vitruviano4.
Più di recente, Paola Modesti (2008) raccoglie i suggerimenti del Prosperetti riguardo il richiamo alla villa Benavides di Padova facendo notare che, ancora prima di entrare a Palazzo Trevisan, un visitatore del tempo avrebbe intuito la somiglianza osservando le statue dipinte nelle finte nicchie facenti parte della decorazione dell'edificio muranese (oggi scomparse, figura d): quella di Ercole, a sinistra, gli avrebbe ricordato subito la colossale statua dello stesso eroe nel cortile di Villa Benavides (vedi figura e). Anche la Modesti, poi, concorda sull'influsso delle illustrazioni dell'edizione vitruviana di Daniele Barbaro, disegnate, tra l'altro, dal Palladio. Ecco che i vari nomi che si affacciano nella discussione sulla paternità del palazzo muranese trovano una loro giustificazione. Ma, in definitiva, chi è, o chi sono gli autori di Ca' Trevisan? La Modesti allude a una possibilità: che si tratti dello stesso Camillo Trevisan. A suo avviso, Barbaro (compagno di studi a Padova del Trevisan) e Andrea Palladio sarebbero stati coinvolti nell'impresa muranese, ma dovrebbero esserne rimasti delusi, soprattutto per l'intromissione di un architetto improvvisato, nel quale si potrebbe riconoscere proprio Camillo Trevisan! Nel commento al VI libro di Vitruvio, infatti, Daniele Barbaro si rivolge ai committenti dei lavori, in particolare i veneziani ricchi, ricordando loro che «non si nasce Architetto, ma [...] bisogna imparare & conoscere, & reggersi con ragione, dalla quale chiunque fidandosi dello ingegno suo, si parte, non conosce mai il bello delle cose, anzi stima il brutto bello, il cattivo buono, & il mal fatto ordinato e regolato»5.
Palazzo Trevisan, comunque, rimane un mirabile esempio dello splendore rinascimentale veneziano e meriterebbe un restauro e la possibilità di visita. Di altri suoi aspetti, come la decorazione pittorica e quella architettonica del cortile, avremo modo di parlare in altri articoli.


Note:
1 - Archivio di Stato di Venezia, busta 164, n°841, lettera di Marietta, 27 agosto 1582.
2 - Ludovico Dolce (Venezia, 1508 - 1568) era un nobiluomo decaduto che aveva compiuto i suoi studi a Padova e poi lavorato a Venezia presso il tipografo ed editore Giolito.
3 - Nell'antica domus romana il "tablino" era l'ambiente situato fra l'atrio e il peristilio, per lo più adibito al ricevimento degli ospiti.
4 - Francesco Prosperetti, "Palazzo Trevisan - Note sull'architettura", sta in Bollettino d'Arte del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, Supplemento "Studi Veneziani", Roma, 1983.
5 - Paola Modesti, "Qualche tassello nella storia di Ca' Trevisan a Murano", sta in PALLADIO 1508-2008 - Il Simposio del Cinquecentenario, Venezia, 2008.

Per saperne di più:
E. BASSI, Palazzi di Venezia, Venezia 1976.
G.M. URBANI DE GHELTOF, il Palazzo di C. Trevisan a Murano, Venezia 1890.
A. CAIANI, Un Palazzo veronese a Murano, in Arte Veneta, 1968.

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