-- Secoli XIII - XVI --
ico image Un Podestà Contarini, part. da un dipinto di V. Carpaccio (1517)





ico image Il Palazzo Podestarile (in rosa) come figura dalla Mappa del De' Barbari





ico image Uno stemma della famiglia Contarini (ne esistono altre varianti)

La Podesteria di Murano e gli Statuti del 1502 (prima parte)

cover image «Capta fuit pars quod una potestas detur hominibus Muriani cum illo capitulare et sallario quod videbitur».
Questo è l'incipit dell'atto costitutivo, datato 2 dicembre 1275, col quale il Maggior Consiglio istituiva la podesteria di Murano1. Fino a quel momento Murano era stata amministrata direttamente da Venezia, come un suo quartiere o, meglio, come una parte del sestiere di Santa Croce2. Dotare l'isola della figura del Podestà rispondeva all'esigenza di una maggior autonomia della comunità isolana, sicuramente una delle più importanti della laguna. Autonomia, comunque, sempre sottoposta al controllo diretto della Dominante: il Podestà, infatti, veniva nominato dal governo della Serenissima ed era (e sarebbe stato per i secoli futuri, fino alla caduta della Repubblica) un nobile, un rappresentante dell'aristocrazia. Ma nella politica amministrativa veneziana il Podestà era il governatore civile di una città o di un grosso borgo, spesso coadiuvato da un consiglio locale e con questo atto, quindi, Murano veniva equiparata ad altri centri ben più grandi e popolosi (es. Loreo, Grado, Chioggia, e più tardi Verona, Bassano, Bergamo, ecc.) e aveva modo, tramite i suoi rappresentanti elettivi (il Consiglio coadiuvante del Podestà), di intervenire nelle scelte di governo riguardanti l'isola e il suo territorio.
Il Podestà, che all'inizio durava in carica un anno e successivamente sedici mesi, veniva dotato di un salario consistente in uno stipendio annuale e in un indennizzo per l'affitto della casa nella quale sarebbe dovuto abitare. Oltre al «sallario» l'atto costitutivo prevedeva di assegnare a questa figura anche un insieme di norme alle quali avrebbe dovuto attenersi, il citato «capitulare», stabilito dal Doge e dai suoi collaboratori più stretti. Fra queste norme c'era quella di risiedere in Murano (da cui l'indennizzo per la casa) e gli veniva concesso di recarsi a Venezia tre volte la settimana, senza pernottarvi e non nei giorni di festività solenni. In seguito, nel corso del XIV secolo, verrà costruito, vicino alla Basilica dei SS. Maria e Donato, il Palazzo Podestarile (o «Della Ragione») che servirà come residenza del Podestà, sede della podesteria e delle magistrature di competenza.

cover image Il Podestà (il primo fu Nicolò Contarini) era affiancato da una guardia personale: inizialmente tre militi, negli anni successivi aumentati di numero e di dotazione d'armi, anche in funzione dei timori di sedizioni, specialmente dopo il tentativo di rivolta di Baiamonte Tiepolo del 1310. Nelle decisioni e nel governo dell'isola in generale era coadiuvato da un Consiglio di trenta membri, scelti fra i cittadini muranesi.
V'erano, poi, una serie di magistrature:
- due Giudici con voto consultivo nelle sentenze (l'ultima parola spettava al Podestà, naturalmente!);
- tre Giustizieri che sorvegliavano i commerci controllando la qualità dei viveri, i pesi, le misure, ecc;
- quattro Deputati o «Procuratori de Comun», che fra i vari compiti dovevano sovrintendere alle strade, ai canali, ai pozzi. Erano scelti fra i trenta consiglieri;
- quattro Deputati alla Sanità che venivano eletti quando si presentava il pericolo di un'epidemia come la peste;
- due Camerlenghi, uno per la contrada di Santa Maria e uno per quella di Santo Stefano, carica prestigiosa che comportava il tenere i conti della podesteria ed effettuare i pagamenti;
- un Cancelliere;
- un Cappellano della Podesteria;
- un Maestro di scuola (di solito un religioso, per l'educazione dei poveri);
- due Notai (uno per contrada);
- un Fante che aveva compiti di polizia interna e riscuoteva i dazi;
- quattro Carradori che misuravano la legna che arrivava per uso delle fornaci e controllavano la regolarità di questi rifornimenti;
- un Cavaliere che si occupava di far eseguire le sentenze;
- quattro Stimatori del Lido di Sant'Erasmo, eletti fra i conduttori delle vigne di quell'isola, stabilivano i prezzi delle piante e dei terreni.

cover image Come si vede, si trattava di un'organizzazione di governo completa. E se la parte principale spettava al nobile che governava per conto del Governo veneziano, i cittadini di Murano, tramite i loro rappresentanti nel Consiglio e nelle varie magistrature, avevano modo di partecipare direttamente alla gestione della cosa pubblica nella nostra isola. L'abate Vincenzo Zanetti afferma che l'isola «fino ab immemorabili ebbe il diritto di reggersi con leggi speciali, e quindi vantava un proprio statuto». Di questo, però, non ci è pervenuto il testo; ne troviamo tracce nel fondo «Podestà di Murano», conservato nell'Archivio di Stato di Venezia3, in una nota del 1285. Ma è agli inizi del XVI secolo che troviamo una stesura completa di regole e leggi della quale ci sono pervenute più copie4. Interessante è una frase del Proemio di questa edizione degli Statuti di Murano del 1502, dove si dice che «...essa terra de Muran se trova haver certi statuti et ordeni antiqui zà centenera de anni,.... di qual statuti et ordeni per la mutation di tempi et novo modo de viver, al prersente niuno se observa». Chi ha redatto i nuovi Statuti, dunque, lamenta l'antichità e l'inadeguatezza della vecchia normativa. Sembra che abbia lavorato alla loro elaborazione una sorta di commissione, un gruppo di «prudenti e discreti citadini de Muran». Al termine del loro lavoro, il 27 dicembre 1502, «a son de campana» vengono radunati nella Chiesa di Santa Maria e Donato tutti i cittadini di Murano, col Podestà Gabriele Venier e i suoi Consiglieri. Ad essi il Cancellier Pietro Usnago leggrà ad alta voce i capitoli del nuovo Statuto.

(continua)


Note:
1 - Archivio di Stato di Venezia, Avogaria di Comun, Deliberazioni del Maggior Consiglio 1239 – 1719, reg. I, Bifrons, c. 64 r.
2 – durante il dogado di Vitale II Michiel (1155 – 1172) Murano venne accorpata a Santa Croce.
3 - Archivio di Stato di Venezia, Podestà di Murano, b. 1, reg. III, Bifrons, c. 58 r.
4 – L'originale è un codice membranaceo conservato presso la Biblioteca del Museo Correr di Venezia. Una copia è conservata anche presso l'Archivio di Stato di Venezia. Altre 3 copie sono conservate anche nell'Archivio del Museo Vetrario di Murano.

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