-- Secolo XIX --
ico image Alcuni soprannomi indicati nell'elenco di S. Pietro Martire





ico image Pagina dell'elenco di S. Donato





ico image firma del parroco di S. Donato

1835: i soprannomi compaiono in un documento ufficiale

cover image Il 12 giugno del 1835 (siamo sotto il dominio austro-ungarico) l'Imperial Regio Ispettore Scolastico Distrettuale di Venezia, Arrigoni, invia alla Deputazione Comunale di Murano1 una nota dove afferma che nell'isola è sommamente necessario istituire una scuola elementare femminile, precisamente nella parrocchia di San Pietro2. Questo perché vi è un numero "significante" di bambine e la scuola delle Monache Agostiniane di San Giuseppe a San Donato (nel Convento) non può bastare. A quelle Monache, nel 1829, erano stati concessi il monastero e la Chiesa in cambio del servizio di istruzione a favore delle fanciulle povere muranesi. Ci sono anche delle insegnanti private ma su di esse, dicono le autorità, non si può fare affidamento. È necessario, dunque, avere un quadro completo della situazione e per questo il primo Deputato (una sorta di Sindaco dell'epoca), chiede ai due parroci di Murano di stilare degli appostiti elenchi delle bambine dai sei ai dodici anni residenti nelle loro parrocchie.
Perché ai parroci? A quel tempo l'Anagrafe Comunale, istituita e voluta dal governo del Regno d'Italia sul modello francese, non era ancora ben avviata e consolidata perché da secoli la popolazione era abituata a servirsi dell'anagrafe parrocchiale: nascite, matrimoni e decessi avvenivano sempre all'ombra dei campanili e punti di riferimento per gli eventi principali dell'esistenza erano le parrocchie. In chiesa si veniva battezzati dopo la nascita, in chiesa ci si sposava e in chiesa si veniva accompagnati per l'estremo saluto. Fino a poco tempo prima si veniva anche sepolti nei piccoli camposanti posti accanto alle chiese. Gli archivi parrocchiali costituivano, dunque, la memoria archivistica delle comunità. Così avvenne anche in quel giugno del 1835 e i due parroci (Gaspare Cozzi per San Pietro Martire e Vincenzo Moro per San Donato) risposero sollecitamente all'invito del Primo Deputato, compilando elenchi ordinati3, suddivisi in colonne nelle quali si riportavano nome e cognome di ogni bambina, l'età, i nomi di entrambi i genitori, la professione del padre e... il "soprannome" dello stesso! Il soprannome è un elemento tipico delle comunità di antica origine e serviva a distinguere i vari "rami" familiari. Quando nella cittadinanza i cognomi tendono a ripetersi, il soprannome diventa fondamentale per orientarsi nella ramificazione familiare e per distinguere gli omonimi (quelli che oltre allo stesso cognome portavano anche lo stesso nome di battesimo) spesso molto frequenti. Chioggia, ad esempio, ha continuato nel tempo a servirsi "ufficialmente" dei soprannomi, tanto che le stesse liste elettorali riportano accanto al cognome il soprannome. Oggi, a Murano, i soprannomi sono ancora presenti ma hanno meno importanza di un tempo, restano quasi un vezzo giovanile legato alle dinamiche adolescenziali. Ma fino alla metà del XX secolo svolgevano ancora la loro funzione di orientamento nelle ramificazioni familiari.
È quindi interessante e curioso scorrere questi elenchi che fotografano la situazione anagrafica del primo terzo di secolo dell'Ottocento. Ricordiamo i limiti di questi due elenchi: riguardano solo delle bambine dai sei ai dodici anni e non per tutte è riportato il soprannome. Ma si tratta sempre di due documenti eccezionali, perché i soprannomi sono di solito relegati alla cultura orale e di raro vengono "censiti". La presenza della professione del padre è un altro elemento storicamente molto interessante ma questo aprirebbe tutto un'altro indirizzo di ricerca, perciò non ne parleremo nel contesto di questo articolo. Ecco, comunque, i soprannomi registrati nelle due parrocchie in abbinamento ai relativi cognomi:

San Pietro San Donato
Soprannome Cognome Soprannome Cognome
Baruchella Gaggio Bagagia Pavanello
Bocolo Santi Baretta Ferro
Botaro Gaggio Becca Bertola
Cagnassa Ongaro Bechesetto Valmarana
Camerada Barovier Bisatto Campagnol
Cangiòro Toso Biseghin Ravanello
Castradina Santi Canestri Bullo
Cochero Gaggio Chicaremo Toso
Coconello Pizzocaro Diedo Boscolo
Conte Colonna Diego Bin
Descavedo Ravanello Drugo Toso
Ebe Gaggio Falao Moretti
Foccia Ravanello Fanfarello Querinuzzo
Gazzabin Vistosi Fornello Gaggio
Ghetta Camosso (sic!) Gardelin Tommasini
Giambellin Ravanello Lazzarin Albertini
Guetto Brussa Luca Demitri
Il Vecchio Dorigo Massimo Bigaglia
Malo Ongaro Molecca Debei
Mazzoca Brussa Panzetta Gnese
Momolin Rubini Pistor Gnese
Morosina Toso Prenobis Toso
Oche Dal Moro Salvadori Cimegotto
Padoan Donà Scarper Torcellan
Pisoni Seguso Tecla Debei
Rossetto Stefanuto Tre bezzi Barettin
Salata Fuga Vecchio Rossetto
Seguso Rosega Zemello Nichetto
Stròlego Zanetti
Vento Gazzabin
Zolli Barbini
Ci sono varie cose da notare: anzitutto, nonostante alcuni cognomi siano presenti in entrambe le parrocchie (Toso, Ravanello, Gaggio) i soprannomi non lo sono! E questo testimonia una volta di più la tendenza "separatista" delle due parti dell'isola. Alcuni, poi, sembrano più cognomi che soprannomi: vedi ad esempio quel Rosega (Antonio, padre di Paola, di 10 anni) che è detto "Seguso" o quello Stefanuto (Giacinto, padre di Regina di anni 6) detto "Rossetto". C'è da dire, inoltre, che nei due elenchi alcuni soprannomi compaiono più volte e non solo per le sorelle: si tratta di bambine appartenenti allo stesso ramo della famiglia, identificato appunto dal soprannome. Infine, alcuni soprannomi di quasi 200 anni fa, sono sopravissuti fino ai giorni nostri, ad esempio "Cangioro" o "Bisato", noto tutt'oggi nella variante "Bisatèo".
Ripetiamo i limiti dei due documenti sono notevoli: si parla solo di bambine in età scolare elementare e i soprannomi sono indicati solo per 1/6 nel caso di San Pietro e per circa 1/3 nel caso di San Donato. Ma rimane sempre interessante questa rara documentazione relativa soprattutto alla cultura orale e popolare. Riprenderemo in un'altra occasione il discorso sui soprannomi, raffrontando questi due documenti del 1835 con la raccolta e classificazione dei "Soranomi de Muran" eseguita da Marcello Bertola nel 1900 e pubblicata dal Comitato di Gestione della Biblioteca di Murano nel 1984.


Note:
1 - in pratica la rappresentanza legale e politica del Comune di Murano, istituito ancora nel 1806 dal governo del Regno d'Italia voluto da Napoleone
2 - Archivio del Comune di Murano, Busta 32, fasc. 1837
3 - ibidem

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