-- Secolo XVI --
ico image Battaglia con palle di neve - affresco nel Castello del Buonconsiglio (TN)





ico image Battaglia con palle di neve da un "Libro delle Ore" XVI sec.

27 gennaio 1511: i muranesi contro il Podestà
«Suriàn, Suriàn, cassa via 'sto can, che gà rovinà Muran!»

cover image Questo grido, rimato e ritmato, si leva in campo Santa Maria e Donato nel primo pomeriggio del 27 gennaio 1511. Fa freddo, è nevicato, ma in quel campo si è radunata lo stesso una gran folla, in pratica «il popolo di Murano» 1. Perché? Perché è una giornata importante: si celebra il rituale della successione del Podestà. Fin dal 1275 Murano, infatti, è governata da un Podestà, o pubblico Rettore (similmente ad altre importanti città dello stato Veneto), inviato dalla Serenissima e scelto fra i patrizi veneziani; egli è coadiuvato da alcune magistrature locali, come il Camerlengo (tesoriere), i Giudici, i Giustizieri, i Procuratori. Ma in casi importanti può esser chiamato ad esprimersi una sorta di Consiglio popolare, come nel 1447 quando, dovendosi decidere l'urgente rifacimento di uno dei ponti che collegano San Maffio alle altre parrocchie, viene convocata davanti al Palazzo podestarile la «multitudo populi» per esprimersi sulla questione2. Il Palazzo del Podestà (o Palazzo della Ragione) si trovava proprio in Campo San Donato, di fronte al lato sud della Basilica, «colossale e di grandiosa architettura» lo definirà l'abate V. Zanetti3. Verrà raso al suolo nella prima metà del XIX secolo, come tanti altri edifici di pregio della nostra isola.
Quando un Podestà arriva al termine del suo mandato il governo veneziano provvede a sostituirlo con un altro patrizio, eletto dal Maggior Consiglio. Il passaggio delle consegne avviene in maniera solenne, secondo un cerimoniale che sposa politica e religiosità: il nuovo Podestà arriva in barca, con seguito di vari patrizi, tutti togati, a sancire il loro ruolo sociale e sociale e politico. Il Podestà uscente, che attendeva nella loggia del Palazzo podestarile, scende fin sulla riva per accogliere il sostituto e unirsi a lui. Attorno ai nobili si accalcano i "cittadini" di Murano, i vetrai e i proprietari delle fornaci, anch'essi vestiti per l'occasione. Viene a formarsi così un corteo preceduto dal banditore, corteo che si snoda lungo il Campo e si avvia lentamente e in maniera solenne verso la Basilica. Naturalmente sono presenti anche i popolani muranesi (la «multitudo populi») ma loro restano nel Campo ad attendere che all'interno si svolga la funzione religiosa e l'investitura ufficiale del nuovo Podestà: quello uscente consegnerà il "bastone del comando", che simboleggia l'autorità sull'isola, al suo sostituto e formalizza così il passaggio delle consegne. Ora Murano ha un nuovo Podestà e quello uscente può tornarsene a Venezia. Anche questa fase, però, è codificata da un preciso rituale: il nuovo Podestà deve accompagnare il vecchio fin sulla riva davanti al Palazzo dove lo attende la barca che lo riporterà nella Dominante. Quindi, all'uscita dalla Basilica si riforma il corteo: davanti il banditore, seguito dai due Podestà, dai patrizi veneziani e dai "cittadini borghesi" di Murano, tra due ali di popolo isolano che festeggia il suo nuovo "governatore". Una volta sistemati nelle barche il Podestà uscente e i patrizi, il loro corteo acqueo, secondo il protocollo, deve passare dal canale di San Donato al Canal Grande di Murano, quindi imboccare il Rio dei Vetrai, sul quale si affacciano quasi tutte le vetrerie, asse portante dell'economia muranese, e infine proseguire verso Venezia. Quest'ultimo tratto dell'itinerario ha lo scopo di premettere il saluto e l'acclamazione a colui che governato l'isola.

cover image Ma torniamo a quel fatidico 27 gennaio 1511. Oggi il nobile Vitale Vitturi passa le consegne al nuovo Podestà, Giacomo Suriàn, però... il protocollo, ben consolidato da più di duecento anni, va a farsi benedire. All'uscita della Basilica, la processione che accompagna Vitale Vitturi alla barca che lo riporterà a Venezia, non trova l'accoglienza popolare sperata, anzi, dalla folla partono grida e veri e propri proiettili: una salva di palle di neve che va a colpire il corteo, Podestà compresi. Sembra che i proiettili gelati vengano lanciati da ragazzini, pescatori e lavoratori. Una sorta di rivolta popolare. Ma contro di chi? Contro il potere di Venezia sull'isola? No, il grido che si leva, rimato e ritmato, è diretto contro il Podestà uscente, Vitale Vitturi, e invita il nuovo procuratore a cacciarlo via: «Suriàn, Suriàn, cassa via 'sto can, che gà rovinà Muran!». Ma perché questo attacco che non ha precedenti? In fondo il Vitturi sta proprio lasciando l'isola, il passaggio di consegne è già avvenuto, non è più il Podestà! Probabilmente «il popolo di Murano» vuole riaffermare con forza che un governo come quello del Vitturi non lo vuole più («el gà rovinà Muran!»). Cos'ha combinato quest'uomo, anzi, questo nobilhomo? C'è da dire che questo è un periodo difficile per la Repubblica di San Marco, appena due anni prima la lega di Cambrai, promossa da Papa Giulio II, in chiave antiveneziana, e della quale facevano parte Francia, Spagna e Impero asburgico, aveva inflitto una dura sconfitta all'esercito della Serenissima, ad Agnadello. Conseguentemente è un periodo difficile anche per Murano: gli abitanti della laguna hanno pagato più tasse ed imposte, necessarie per pagare le spese di guerra, visto che Venezia deve servirsi anche di truppe mercenarie per poter affrontare una coalizione così potente. Inoltre l'emergenza bellica ha richiesto una coscrizione obbligatoria per le operazioni nelle terre venete. I proprietari di barche, i quali basano il loro reddito sull'attività di trasporto sono costretti a mettersi al servizio del Podestà; nel gennaio del 1510 viene letto un bando dai ponti dell'isola: «In esecuzione delle lettere della Nostra Illustrissima Signoria di Venezia, facciamo sapere a ciascun padrone di barca di Murano e del suo distretto che deve presentarsi immediatamente al cospetto del Podestà». A Sant'Erasmo, l'anno prima, sono stati requisiti cavalli, giumente e muli, sempre su disposizione podestarile. Vitale Vitturi, in pratica, fin dall'inizio del suo mandato (agosto 1509) è investito dal Provveditore Pietro Marcello del compito di trovare imbarcazioni, organizzare equipaggi e raggranellare (fra la popolazione muranese) il denaro necessario alle operazioni belliche. La coscrizione e le imposte impoversicono la popolazione isolana e, purtroppo, si ripetono a più riprese. Da quanto si capisce il Vitturi ha imposto le dure condizioni senza cercare di rendersi meno inviso alla popolazione vessata4. Da qui l'ostilità popolare. Ma la ribellione del 27 gennaio non si limita agli slogan anti-Vitturi e alle palle di neve: il corteo acqueo non si attiene alla consuetudine di imboccare il Rio dei Vetrai, perché si viene a sapere che la stessa accoglienza è prevista lungo la fondamente ai lati del canale! A questo punto, Vitturi e gli altri nobili decidono di proseguire lungo il Canale di San Donato e di lì uscire in laguna, verso Venezia.

cover image La "rivolta", come la definisce C.J. de Larivière, non può essere, però, tollerata dalla Serenissima. Il potere oligarchico non può permettere venga deriso ed insultato un rappresentante del patriziato, per quanto inviso e negativo nella sua azione amministrativa. È una questione di principio: il ruolo e la superiorità sociale dei patrizi non può essere messa in discussione. E così Pietro Contarini, Nicolò Dolfin e Gasparo Malipiero, Avogadori de Comun, vengono incaricati di condurre un'inchiesta su quanto accaduto, per stabilire le responsabilità e valutare le cause della protesta. L'indagine dei tre magistrati veneziani inizia presto, il 5 febbraio 1511, a Murano, nel Palazzo podestarile, con l'audizione dei primi dieci testimoni da parte del fante5 dell'Avogaria. Seguono gli interrogatori degli accusati il 26 e 27 febbraio. Quindi, dal 12 al 25 marzo i giudici raccolgono le deposizioni di quattro patrizi presenti al passaggio delle consegne. Il 25 marzo i tre magistrati procedono ad un nuovo interrogatorio degli accusati, stavolta facendo ricorso alla tortura. Un ultimo testimone viene sentito il 28 marzo, infine i tre avogadori presentano le loro conclusioni alla Quarantia criminal, perché decida nel merito. Al Tribunale sono necessarie ben quattro votazioni, dal 29 marzo al 10 aprile, per raggiungere un accordo sul giudizio, che viene poi registrato e pubblicato lo stesso 10 aprile. L'ultima votazione ha visto la Quarantia criminal affiancata dalla Quarantia civil, in tutto 60 membri. Gli accusati sono cinque abitanti di Murano. La maggioranza dei giudici stavolta si pronuncia per il non procedere contro questi cinque, che quindi evitano sia il carcere che un'ammenda. Si tratta di Jacopo Cagnato, Bernardin Bigaia, Zuan de l'Aqua fils de Jacopo, Andrea suo fratello, Pietro Bigaia6.


Note:
1 - Dobbiamo la divulgazione di questa gustosa e interessante vicenda alla studiosa francese CLAIRE JUDDE DE LA RIVIÈRE che nel 2014 ha pubblicato, per i tipi della Fayard, "La révolte des boules de neige - Murano, face à Venise 1511", stampato in Francia e, a quanto ci risulta, non ancora tradotto nella nostra lingua. L'autrice è "maitre de conférences" all'Università di Tolosa II e ricercatrice onoraria al Birkbeck College di Londra.
2 - Cfr. ELISABETH CROUZET-PAVAN, Murano à la fin du Moyen Age, in Revue Historique, n° 268, 1984, 1, pag. 49
3 - V. ZANETTI, Guida di Murano e delle celebri sue fornaci vetrarie", Venezia 1866, pag. 132
4 - Ecco come la racconta Marin Sanudo nei suoi "Diarii": «Ieri, messer Giacomo Surian, del fu messer Michele, ha fatto l'entrata da Podestà di Murano. Era Podestà messer Vitale Vitturi, il quale è malvoluto da detti muranesi, perché si è comportato sinistramente con loro» (il testo è stato reso in italiano attuale, perché non ben comprensibile nell'originale). SANUDO, Diarii, vol. 11, col.853
5 - il fante era una sorta di aiutante, ufficiale esecutore, al servizio di una magistratura.
6 - CLAIRE JUDDE DE LA RIVIÈRE, La révolte des... cit. pag. 267

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