La rivalità fra Rio e San Donato
-- Secolo XIX --
ico image Il frontespizio della supplica del parroco





Prospetto della demolita parrocchiale di S. Stefano





Le chiese di Murano all'alba del XIX secolo

Lo sgarro del 1806 e il "miracolo" del crocifisso

cover image La rivalità fra le due maggiori parrocchie di Murano (Santa Maria e Donato da una parte e Santo Stefano, poi San Pietro Martire, dall'altra) ha una lunga storia. Anzitutto c'è da dire che fino agli inizi dell'800 le parrocchie erano addirittura quattro, ma due di esse, San Martino e San Salvador (San Salvatore), erano piuttosto piccole e furono soppresse dalla riforma napoleonica. Le aree urbane di loro competenza confluirono sotto la giurisdizione di Santa Maria e Donato. La rivalità, che coinvolgeva naturalmente la popolazione, ha sempre riguardato soprattutto le due parrocchie più numerose e più importanti e ha le sue radici nel ruolo delle due Chiese: la Basilica dei SS. Maria e Donato era più antica e godeva di numerosi privilegi ecclesiastici, fra i quali l'esser "chiesa-matrice", cosa che le dava dei diritti sulle altre parrocchiali, in particolare sulla collegiata di Santo Stefano, il cui parroco era tenuto a rendere omaggio a quello di San Donato e nella notte dell'Epifania doveva assistere ai riti in quella Basilica. E i parrocchiani di Santo Stefano, della parte dell'isola, cioè, detta "Rio", vivevano questa "sottomissione" come un qualcosa di personale, che riguardava la comunità vivente a sud del Canal Grande di Murano. Quindi ad essa non si ribellavano soltanto i sacerdoti di Santo Stefano, ma anche i loro parrocchiani! E, in effetti, il Vescovo di Torcello (da cui dipendeva l'isola) era dovuto intervenire più volte per dirimere le questioni e San Donato poteva vantare numerosi documenti ufficiali a testimonianza dei suoi diritti di "chiesa-matrice". Con la caduta della Repubblica e l'occupazione straniera, il sovvertimento del vecchio ordine contagiò anche la parrocchia di Santo Stefano il cui parroco ritenne di poter comportarsi in maniera indipendente dalla matrice, confondendo, così, il livello politico con quello del diritto ecclesiatico! Ne troviamo un chiaro indizio in un'interessante “supplica” che il Parroco1 di San Donato indirizza il 20 agosto 1806 al Commissario Generale di Polizia della Provincia dell'Adriatico. La missiva, conservata in brutta-copia nell'Archivio Parrocchiale della Basilica2 non è firmata ma, per il tono e i contenuti è chiaramente ascrivibile al Parroco. Dopo aver illustrato al funzionario il ruolo della sua chiesa, citato i documenti che da secoli lo comprovavano e chiarito i rapporti di dipendenza delle “chiese filiali” di Murano, il prelato lamenta che un'importante cerimonia pubblica, con la celebrazione solenne del Te Deum, abbia avuto luogo a Santo Stefano invece che a San Donato, come sempre avvenuto, approfittando di un recente cambio del Sig. Comandante militare. Lo scippo sarebbe stato manovrato dal parroco di quella chiesa, d'accordo col "Giudice del Luoco, suo amico, e di alcuni Capi della Commune che ora abitano in essa parrocchia”, la quale, precisa lo scrivente, è sempre stata “invidiosa” delle prerogative della matrice e ha spesso cercato di sottrarsi ai propri obblighi.

cover image Ecco, quindi, come si mescolano il piano politico e quello religioso: la "Commune" citata dal Parroco è l'organo di governo locale che ha sostituito il Consiglio podestarile di serenissima memoria e i suoi Capi, abitando in Rio, d'accordo col nuovo Comandante militare, evidentemente all'oscuro delle consuetudini locali, hanno contribuito a sovvertire la tradizione, portando la chiesa di Santo Stefano in posizione primaria, rappresentativa dell'intera isola. Ma la missiva non contiene solo una lamentela, lascia intravedere chiaramente dei problemi di ordine pubblico derivanti da quanto avvenuto. Infatti il prelato parla di possibili “tumulti e rissa nel popolo”, perché una tale ingiustizia, oltre “a spargere amarezza nel Parroco, nel clero e ne' parrocchiani” può portare nell'isola “discordia e risse per la istituzione di una novità procedente dal troppo secondato puntiglio”! Il parroco di San Donato, pertanto, chiede l'intervento dell'autorità di polizia per motivi di ordine pubblico e domanda, a nome del suo clero e del suo popolo, un “compenso all'ingiurioso arbitrio”. Un particolare curioso è costituito da una nota con asterisco in calce alla supplica. In essa, lo scrivente afferma che lo stesso giorno della celebrazione in Santo Stefano qualcuno ha cercato di attirare gente in un Oratorio (non è indicato quale, ma penso nella parrocchia antagonista di Santo Stefano) annunciando il verificarsi di un miracolo: un crocifisso ligneo avrebbe aperto e richiuso gli occhi! Per questo, dice il Parroco, il Comandante Militare ha fatto chiudere la porta del detto Oratorio e vi ha posto una guardia. Quindi la Polizia ha istruito un processo a carico del tale che ha dichiarato il miracolo, processo ancora “pendente”. Forse è un po' strano vedere un parroco richiedere l'intervento dell'autorità di polizia in una vicenda che riguarda più che altro il diritto canonico, legata ai rapporti fra chiesa matrice e le filiali; ma se consideriamo il carattere fortemente laico (per non dire anticlericale) del governo francese del tempo, al prelato offeso non restava altro che paventare pericoli di ordine pubblico.

Note:
1 - Dovrebbe trattarsi, quindi, di Giovanni Battista Tosi, ex pievano di Sant'Erasmo, divenuto parroco di San Donato nel 1795 e che morì nel 1808.
2 - Archivo Parrocchiale della Basilica dei Santi Maria e Donato di Murano, busta "Istruzione".

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